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Marilena Taormina

 

“Nel mio destino”

e

“Come un battito d’ali”

di

SALVATORE COUCHOUD     

Se è vero, stando alle più recenti stime dell’archeologia e della paleontologia, che la comparsa della specie Homo Sapiens risalirebbe a circa due milioni di anni fa, fu verosimilmente in quella fase, millennio più millennio meno, che si cominciò a discutere dell’amore e a interrogarsi sulla varietà infinita dei suoi significati. Senza pervenire peraltro a conclusioni soddisfacenti, dal momento che dell’amore si continua a discutere e si continuerà a farlo, essendo improbabile che appaia all’orizzonte qualcosa o qualcuno in grado di pronunciare la parola definitiva sull’enigma degli enigmi.

Si fa presto a dire amore, insomma, ma quanti che incessantemente si trastullano con l’inflazionato vocabolo sanno realmente di che si tratta? Ed è veramente possibile parlarne con cognizione di causa? Anche la letteratura, che pure ha alle spalle una tradizione lunga e consolidata in materia, tant’è che ci sono più poesie d’amore negli scaffali delle biblioteche che astri nel cielo, non è del resto di grande aiuto alla soluzione del problema, e l’amore resta il più sconosciuto degli oggetti conosciuti anche tra i poeti e gli autori di racconti rosa, che dovrebbero essere le massime autorità competenti sul tema, almeno per quanto riguarda l’amore di coppia.

La difficoltà di dire qualcosa di nuovo e di diverso sull’amore, e la sfida che ne deriva, non hanno tuttavia scoraggiato la giovane scrittrice comasca Marilena Taormina, al punto che di romanzi dedicati all’argomento ne ha pubblicati ben due, esordendo con “Nel mio destino” e facendogli seguire a ruota “Come un battito d’ali”, sequel naturale e consequenziale ma anche corollario in un certo senso “ineluttabile”del precedente lavoro. “Non due storie d’amore”, tiene a puntualizzare l’autrice, “ma due libri sull’amore, che vanno ben oltre l’intreccio della vicenda sentimentale tra i protagonisti Steve e Carol, assimilabile d’altra parte alle esperienze di ciascuno di noi e comune a un numero illimitato di situazioni analoghe. Se un contenuto di questo tipo continua a esercitare tutto il suo fascino sul lettore, anziché annoiarlo e deprimerlo ponendolo di fronte al “già visto e già noto”, la ragione è nel fatto che l’amore emoziona, come emoziona la scrittura necessaria per raccontarlo e la sedimentazione delle parole selezionate per evocarlo.

E se oggi, detto per inciso, ci soffermassimo un po’ più sulle emozioni piuttosto che correre freneticamente per andare da nessuna parte, vivremmo senza dubbio in un mondo migliore, meno labile e precario perché paradossalmente è sulle emozioni e sulle sensazioni che si fondano le realtà più solide, quelle che rendono la vita veramente degna di essere vissuta. E non è vero che l’amore non si possa comprendere o conoscere, come sa perfettamente chi lo abbia sperimentato in una fase qualsiasi della propria vita: la difficoltà risiede nel descriverlo in termini razionali, nel tradurlo in parole, nel razionalizzare cioè l’impulso emotivo e nel pretendere di ingabbiarlo in schemi troppo rigidi per ciò che, come ogni energia, è per sua natura fluido, instabile, mobile e refrattario alle frettolose classificazioni. L’amore, al contrario, è un maestro insuperabile per ogni uomo e ogni donna, a condizione che gli sia data la parola e si impari ad ascoltarne la voce nel silenzio di noi stessi, ritrovando nel sentire più profondo quella via che sembrava perduta e che invece era sempre stata lì, ad attendere un piccolo sforzo da parte nostra alla ricerca di un contatto tutt’altro che effimero e occasionale”.

L’amore inteso quindi come fattore di coesione dell’esistente, come forza primordiale che agisce non soltanto sul piano umano, ma nell’ordine cosmico attraverso misteriose e insondabili alchimie di cui possiamo semplicemente cogliere il riflesso. Si lega a ciò l’altro grande polo della ricognizione compiuta dalla scrittrice, il destino, essendo Marilena Taormina persuasa del fatto che nulla nella vita, e meno che mai nell’amore, avvenga per caso, ma che anche il più futile evento sia inserito in una concatenazione di percorsi preordinati, di cui non sempre scopriamo gli intrecci a causa delle ristrettezze dei nostri orizzonti abituali, abbandonandoci al flusso disordinato delle cose che ci capitano senza sostare per un attimo ad ascoltare le ragioni del cuore.

“Questo nodo tra amore e destino sarà ulteriormente approfondito nel terzo romanzo di questa serie, al momento in via di pubblicazione (“Il volo dell’angelo”, ndr), in cui cercherò di dimostrare quanto l’amore sia molto più di un’emozione e di una forza impetuosa in grado di cambiare la vita delle persone, ma abbia precise corrispondenze con le grandi forze regolatrici del cosmo, come d’altronde viene insegnato da tutte le religioni, e da quella cristiana in particolare. Dopo “Nel mio destino”, che è un inno all’amore, e dopo “Come un battito d’ali”, che è un inno alla speranza, con “Il volo dell’angelo” mi auguro di tratteggiare la sublimità del percorso amoroso, riconducendolo a quelle componenti spirituali che ne sono alla radice e ne costituiscono l’aspetto indiscutibilmente più interessante, anche se meno gestibile nell’ottica della razionalità”. Scoprendo alla fine che, se l’amore è l’entità prediletta e sconosciuta della nostra umanità, lo è proprio perché rappresenta il più metafisico degli oggetti.